ogni creatura vedrà la salvezza di Dio
Devo Parlare in Lingue? GUGLIELMO STANDRIDGE, Ed. Associazione
Verità Evangelica, Roma, 2001.color:#333333"">
Tempo fa, da un credente non pentecostale, mi è
stato mandato questo libro del fratello Standridge. L’intento era di
dimostrarmi che l’esperienza del risveglio pentecostale (le lingue), non ha
fondamento biblico.
Ho letto questo libro con attenzione, credo però
che sia il peggior libro che io abbia letto sull’argomento delle
lingue>>. Non perché chi scrive ha convinzioni diverse dalle mie,
ma perché è scritto in modo fazioso. Trovo che sia legittimo avere le proprie
opinioni, ma non è legittimo essere faziosi! L’autore stravolge molte volte il
senso delle Sacre Scritture piegandole alle proprie convinzioni. Uno può avere
le sue interpretazioni e opinioni (cosa legittima), ma non può distorcere le
Scritture per farle dire quello che più si accorda con le proprie idee. Cercare
di mettere in luce, tutte le contraddizioni e le inesattezze bibliche che
l’autore scrive nel suo libro, sarebbe un lavoro troppo lungo. Mi limiterò a
fare brevi accenni su vari punti, per poi soffermarmi in modo dettagliato sul
capitolo 7. Credo che nel cap. 7 si affronti una questione cruciale per quanto
riguarda il soggetto del Battesimo nello Spirito Santo .
Capitolo 8.
A pag. 32, del capitolo 8, l’autore afferma:
in Atti 8:17 è scritto che i samaritani “ricevettero” lo Spirito
Santo, ma non vi è alcuna affermazione che ciò fosse accompagnato dal parlare
in altre lingue, >>.
Aggiunge: In Atti 9:17, il neo-convertito
Saulo fu riempito di Spirito Santo ma non parlò in lingue>>.
L’autore dovrebbe spiegarmi: come fece Simone a
capire che lo Spirito Santo si riceveva per l’imposizione delle mani? E com’è
che chiese proprio questo potere (Atti 8,19) visto che Filippo fece tanti
miracoli (v.6 e7), al punto che le folle prestavano attenzione “osservando i
miracoli che faceva” (v.6), “Gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati…
paralitici e zoppi erano guariti” (v.7), e Simone restava meravigliato,
vedendo i miracoli e le opere potenti che venivano fatti>> (v.13).
Stranamente pur vedendo tutto questo, che chiede Simone? Chiede il potere di
dare lo Spirito Santo. Questa discesa dello Spirito doveva per forza di cose,
essere accompagnata da qualche segno straordinario, al punto che Simone chiede
questo potere>> (v.19), invece del potere di fare miracoli e
opere potenti (v.13). Giovanni Luzzi (Valdese), cosi scrive: Nei
samaritani avviene un fatto, che produce degli effetti visibili e che perfino
un profano come Simone, poteva costatare. E in che avranno consistito codesti
effetti? Accostiamo questo passo a Atti 2:4; 10:45-46; 19:6 e la risposta non
sarà difficile.>> (Fatti degli Apostoli ed. Claudiana anno 1899).
Evidentemente per l’autore la risposta è invece difficile.
Per quanto riguarda Paolo, riflettiamo
attentamente. Quando Anania impose le mani a Saulo, lo fece per due ragioni:
affinché Saulo ottenesse nuovamente la vista, e fosse ripieno dello Spirito
Santo. Cosi recita il passo: Il Signore… mi ha mandato perché tu riacquisti
la vista e sia riempito di Spirito Santo>> (c.9 v.17). Luca afferma che
Saulo ricevette la vista (v.18), descrivendo il fenomeno anche in modo
dettagliato, ma sottintende il fatto che fu anche ripieno dello Spirito Santo.
Quindi, è sottinteso anche il fatto che Saulo parlò in lingue, come ho fatto
notare prima nel caso dei samaritani, che ricevettero lo Spirito Santo con
l’implicazione chiara che parlarono in altre lingue, pur non dicendolo in modo
esplicito. Nel cap. 9 è chiaramente implicito che Saulo ricevette lo Spirito,
mentre non si parla delle lingue. È possibile, che Luca dia per scontato
entrambe le cose. Tant’è che Paolo ebbe a dire più tardi ai corinzi: Io
ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi>> (1Cor. 14:18).
Se sia la ricezione dello Spirito che il parlare in lingue erano fenomeni noti
e sperimentati per i lettori ai tempi di Luca, non c’era bisogno di ripetere il
concetto ogni volta. La stessa cosa può essere detta riguardo alla fede in
Cristo e al battesimo dell’acqua.
Spesso Luca menziona esplicitamente il battesimo
dell’acqua in relazione alla fede in Cristo Gesù (Atti 2:38,41; 8:12,13, 35-38;
9:18; 10:48; 16:14,15,31-33; 18:8; 19:5), mentre in altre occasioni descrive le
persone che arrivano alla fede senza alludere al battesimo dell’acqua (Atti
9:42; 11:21; 13:12,48; 14:1; 17:12,34). Ora in tutti questi passi, non è detto
che coloro che avevano creduto furono battezzati in acqua, non per questo però,
possiamo dubitare che lo fossero stati. Luca dava per scontato che il battesimo
dell’acqua ebbe luogo, visto che si trattava di un’esperienza e di una pratica
ordinaria per la chiesa delle origini.
Cap. 14 e 15
In questi capitoli, l’apostolo Paolo, come si usa
dire, si sarà rivoltato nella tomba. La tesi dell’autore nello spiegare 1Cor 14
è che l’espressione parlare in lingua>> (al singolare), non è
altro che il prodotto dallo spirito umano, invece l’espressione parlare
in altre lingue>> (al plurale), è invece prodotto dallo Spirito Santo,
questa è la convinzione dell’autore.
C’è differenza tra parlare in
lingue>> (plurale) e parlare in lingua>>
(singolare)? Sembra che il testo di 1Cor 14 facci capire questo? Chiunque
affronti la lettura di questo libro di STANDRIDGE, con lo stesso spirito dei
bereani, deve per forza di cose dire: le cose non stanno così>>.
Parlare in lingua>> (al singolare),
è prodotto dallo spirito umano, parlare in altre lingue>> (al
plurale), è prodotto dallo Spirito Santo, questa è la tesi dell’autore.
Vediamo cosa dice Paolo in 1Cor 14: Chi
parla in altra lingua (singolare), non parla agli uomini ma a Dio ( v.2)… chi
parla in altra lingua (singolare), edifica se stesso (v.4)… perciò chi parla in
altra lingua (singolare), preghi di poter interpretare (v.13)… che dunque
fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un
insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua (singolare) o un
interpretazione facciasi ogni cosa per l’edificazione (v.26) >>. Se il
parlare in lingua>>, non è altro che frutto dello spirito umano,
come dice l’autore, quando Paolo scriveva questi versi o voleva prenderci in
giro, o doveva essere un po’ stanco.
Ci vuole poi, un bel coraggio per arrivare a dire
che: Paolo non ha mai cantato né pregato “in lingua” perche
pericoloso>> (pag.59), quando egli mostra una tale gratitudine a Dio per
il suo parlare in altre lingue: Io ringrazio Dio che parlo in altre
lingue più di tutti voi>> (v.18). Da dove l’autore tragga la conclusione
che Paolo trovasse pericoloso parlare in lingua>>, è tutto da
scoprire. Non dice Paolo di non impedire il parlare in altre lingue? Perché
rivolgere tal esortazione quando parlare in lingua>> era
considerato da Paolo pericoloso?
A pag. 61 e 62, l’autore afferma, a proposito di
1Cor. 14: non è mai detto in questo capitolo che, nelle loro riunioni,
qualcuno interpretasse. Perciò Paolo dice (chissà se non ironicamente?) che
parlavano soltanto a Dio (v.2)>>
Qui l’autore pur non essendo un neo-pentecostale,
parla per rivelazione aggiuntiva. Sì, perché ci vuole solo una rivelazione
speciale, per sapere che quello che dice Paolo, lo dice ironicamente. Non si
capisce poi cosa intenda quando afferma, che quando si parla in lingue, ci deve
essere qualcuno che capisca e traduca: se non parlate una lingua conosciuta,
che qualcuno presente è capace di tradurre, tacete>> (pag.61). La
traduzione o interpretazione è sempre un fenomeno spirituale, cioè prodotto
dallo Spirito Santo. Chi interpreta non lo fa in virtù della conoscenza della
lingua, ma perché divinamente ispirato dal dono d’interpretazione delle lingue,
infatti, la Bibbia parla del dono di interpretare le lingue>>.
(1Cor 12:10; 14:13,28).
Poi cerca di districarsi dall’imbarazzo del verso
13 (preghi di poter interpretare), con un giro di parole che non portano a
nessuna conclusione. Qual è la spiegazione di questo verso? Non si sa (pag 63),
forse è un’espressione ironica>> (pag. 62). Giustamente Paolo
era un uomo di “spirito”.
Cap. 16
Il capitolo 16 lo trovo a dir poco, bizzarro. A
pag.67 e 69 è scritto: in Atti 2, nel giorno della Pentecoste, erano
radunati, per quella importante festa giudaica, “uomini religiosi di ogni
nazione sotto il sole”. Come avrebbe potuto Dio comunicare con loro, se non
adoperando tanti linguaggi e dialetti quanti erano gli uomini presenti di
lingua diversa?... quella manifestazione di messaggi evangelistici, predicati
in tante lingue… >>. Dov’è che la Scrittura dice che erano messaggi
evangelistici?
A pentecoste è detto che i 120 parlavano
delle cose grandi di Dio>> (v.11), non che annunciavano la salvezza in
Gesù. E se era necessario il miracolo delle lingue per farsi capire, quando
Pietro predicò, in che lingua parlò? Predicò in 15 differenti lingue? Viceversa
coloro che lo ascoltavano lo capivano? C’era la traduzione simultanea? I
presenti non erano tutti dei giudei? Non sapevano essi tutti il greco e
l’aramaico, le due lingue che si parlavano nel mondo giudaico di allora?
Inoltre, in 1Cor 14, Paolo non parla mai delle lingue come mezzo di
predicazione. Con esse (dice Paolo), si: parla a Dio v.2, si prega v.15, si
salmeggia v.15, si benedice Dio v.16, si ringrazia Dio v.17, ma non dice che si
evangelizza o si predica. Tanto
più che Palo afferma che chi parla in altra lingua, non parla agli
uomini, ma a Dio; perché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose
misteriose>> (1Cor 14:2). Come si può affermare, alla luce di questo
verso, che le lingue>> erano date per predicare l’evangelo? Mi
sembra assurdo!
ANALIZIAMO ADESSO IL CAP. 7
Tutta la tesi dell’autore, nel capitolo 7, e per
tutto il restante del libro, può essere riassunto con queste parole: Il
battesimo nello Spirito Santo non è altro che la salvezza, la nuova nascita del
credente>>. Credo che sia fondamentale, per il nostro tema, stabilire se
quello che l’autore afferma sia conforme alle Scritture. Anche perché credo,
che una volta chiarito che il battesimo nello Spirito non è la salvezza o nuova
nascita, tutto il resto viene da se. Secondo la tesi dell’autore, a Pentecoste
i 120, non realizzarono altro che la salvezza, la nuova nascita (pag. 26). Se è
così per i 120 (Atti 2), vale anche per i samaritani (Atti 8), per Paolo (Atti
9), per Cornelio (Atti 10), e per i 12 discepoli di Efeso (Atti 19).
Atti 2
A differenza dell’autore, sono del parere che
nessuno dei racconti contenuti nel Nuovo Testamento riguardo alla discesa dello
Spirito Santo si concentra sulla salvezza. La ricezione della salvezza era il
requisito essenziale per ricevere il dono dello Spirito Santo, lo Spirito non
fu donato per conferire la salvezza. Cosi si sono espressi eminenti studiosi:
Eduard Schweizer – [esegeta svizzero e studioso
del Nuovo Testamento è stato, dal 1949 al 1979, docente di studi del Nuovo
Testamento presso l'Università di Zurigo. Oltre che per la sua attività di
docente, Schweizer si è distinto per il suo lavoro esegetico, la pubblicazione
di commentari dei Vangeli e la collaborazione al "Dizionario teologico del
Nuovo Testamento", diretto da Gerhard Kittel ]- scrive che nel libro degli
Atti la salvezza… non viene mai ascritta allo Spirito. In Atti 2:38 lo
Spirito fu donato a quelli che erano già convertiti e battezzati>> (TDNT,
6:412). Allo stesso modo, Hermann Gunkel- [1862-1932, protestante tedesco
studioso di Antico Testamento. Noto per il suo contributo alla forma critica e
lo studio della tradizione orale nei testi biblici, professore di Antico
Testamento a Berlino] - scrive: Per il libro degli Atti è evidente che
essere un credente ed essere ripieni dello Spirito sono due cose
distinte>> (The Influence of the Holy Spirit, p. 17). Kirsopp Lake –
[1872-1946 professore a Harvard. Il contributo più grande di Lake è stato la
serie di volumi che ha scritto con F-Foakes J. Jackson intitolato, Gli inizi
del cristianesimo: Parte 1; Gli Atti degli Apostoli 1920-1923. Nello studio
delle origini del cristianesimo il Lake è stato un pioniere]- egli afferma che
nei vari brani del libro degli Atti che riguardano il dono dello Spirito
non si allude mai alla rigenerazione attuata dallo Spirito, né all’idea
che la salvezza dipende dallo Spirito>> (The Acts if the Apostles 5:109).
Anche Calvino non associa la salvezza al dono
dello Spirito (Atcs of the Apostles, 1:120). Riguardo al versetto di Atti 2:38,
Calvino scrive che la remissione dei peccati e la novità di vita furono
le cose principali, e questo (il dono dello Spirito) fu una sorta di
aggiunta>>. L’aggiunta secondo Calvino, era il fatto che Cristo
manifestasse la sua potenza mediante un dono visibile>>.
Tutto questo concorda con le parole di Gesù, il
quale, prima di lasciare i discepoli disse: rimanete in questa città,
finché siate rivestiti di potenza dall’alto>> (Luca 24:49). Non afferma:
a Pentecoste nascerete di nuovo, o sarete salvati, ma sarete rivestiti di
potenza. Ancora in Atti 1:8 afferma: Ma voi riceverete potenza quando
lo Spirito Santo verrà su di voi>>. Non dice: riceverete vita eterna, ma
potenza.
Nell’episodio di Atti 2, non c’è niente che faccia
pensare a una rigenerazione o nuova nascita. I discepoli furono potenziati per
svolgere un ministero di testimonianza. In effetti, i discepoli a Pentecoste
erano già credenti convertiti, base questa per ricevere lo Spirito (Atti 2:38),
come anche negli altri episodi narrati negli Atti, dove si parla di discesa
dello Spirito. Gesù aveva aperto loro la mente per capire le
Scritture>> (Luca 24:45), erano stati testimoni della resurrezione ed
erano stati affidati allo Spirito santo nel giorno in cui Gesù disse:
Ricevete lo Spirito Santo>> (Giov. 20:22). “Un’esperienza
oggettiva>> la prima, che si pone come sostegno della loro fede,
un’esperienza soggettiva>> la seconda, che stabilizza nei loro
cuori gli effetti stessi della resurrezione” (Luigi Roncavasaglia).
Robert G. Stewart, pastore della chiesa Scozzese a
Livorno, nel suo commento al vangelo di Giovanni, così si esprime a proposito
di Giovanni 20:22: Gesù non fa qui una semplice promessa, non dà solo
un segno di quanto doveva accadere alla Pentecoste; ma comunica realmente lo
Spirito Santo, come caparra o primizia della maggiore e più gloriosa effusione,
che doveva avvenire alla Pentecoste. A chi domanda qual relazione passi fra
questa effusione dello Spirito e quella che avvenne alla Pentecoste, così
rispondono Moulton e Milligan: “ Il dono presente si riferisce alla vita
interna degli apostoli, il dono futuro, alla loro preparazione più esterna per
l’opera; ora il Signore vuol farli salire ad un grado superiore di vita
spirituale, illuminando e vivificando le loro anime; alla Pentecoste li renderà
atti a produrre un effetto sugli altri”>> (Robert G. Stewart “Evangelo
secondo Giovanni”, Ed. Claudiana, anno 1923). Luigi Roncavasaglia spiega, in
modo molto mirabile: Solo così si spiega come l’assieme dei credenti,
ormai in assenza del Risorto, non solo abbia trovato la forza per la propria aggregazione,
ma abbia scoperto la capacità della propria organizzazione, la necessità della
comunione e della preghiera. In questo contesto Pietro ebbe il vigore di
accostarsi alla Scrittura motivando, alla luce della profezia (Sl. 41:9), il
tradimento di Giuda interpretando, con lo stesso sistema, lo squallido epilogo
del suo gesto. Non solo, ma stimò opportuno, sempre rifacendosi alle Scritture
(Sl 109:8), di rimpiazzare Giuda con un altro, scelto con un criterio desunto
dalle parole del Maestro (Lu. 24:48). Il libro degli Atti, pertanto, fuga
l’immagine di centoventi persone pavide e titubanti per dare luogo alla
scoperta d’un gruppo nel fervore di una operosità tutta ispirata, intento alla
preghiera, alla meditazione e alla riflessione.>> (Luigi Roncavasaglia “edificherò
la mia chiesa” Ed. RdG, Grosseto). Tutto questo fu possibile perché Gesù soffiò
su di loro lo Spirito Santo, quello Spirito che operò una trasformazione in quei
discepoli paurosi e titubanti.
Atti 8
Veniamo adesso al caso dei Samaritani (Atti 8).
Essi ricevettero lo Spirito Santo attraverso il ministero di Pietro e Giovanni
(v.14-17). Poco prima di questo episodio Filippo aveva predicato loro
il Cristo>> (v.5), e per questo i samaritani ebbero fede e furono
battezzati. Le Scritture dicono che quand’ebbero creduto a Filippo che
annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù
Cristo, furono battezzati, uomini e donne>> (v.12). Il loro battesimo era
indice di ravvedimento e fede, attraverso cui entrarono nella salvezza. La loro
conversione a Cristo, dunque, fu il fondamento della successiva ricezione dello
Spirito Santo. Qualcuno ha detto che la fede dei samaritani fu solo un assenso
mentale a ciò che Filippo diceva (v.12), ma non credettero realmente a Cristo.
Filippo li battezzò semplicemente in base a un assenso mentale? Filippo si
sbagliò? Non era Filippo uno dei sette scelti per servire alle mense e quindi,
di buona testimonianza, pieno di Spirito e di sapienza? (Atti 6:3). Anche se si
fosse sbagliato nel battezzare Simone (cosa questa tutta da provare), Filippo
era un totale sprovveduto che battezzò le folle senza che nessuno fosse davvero
salvato? (Atti 8:16). E tutti quei indemoniati che furono liberati (v.7), lo
furono senza che venissero ad essere salvati? Non dice la Scrittura che si
passa dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio>>?
(Atti 26:18). La verità è che l’autenticità della fede dei samaritani è
confermata nel verso 14: Gli apostoli ch’erano a Gerusalemme, avendo inteso
che la Samaria aveva ricevuto la parola di Dio>>. L’espressione
avevano ricevuto la parola di Dio>> può alludere unicamente a una
fede vera e genuina, infatti, la troviamo anche in Atti 11:1, dove è usata la
stessa espressione riguardo alla fede degli abitanti di Cesarea, la cui
sincerità era indubbia.
Ecco l’interpretazione che da Calvino riguardo al
dono dello Spirito Santo ricevuto dai samaritani, egli afferma che qui
Luca non parla della grazia ordinaria dello Spirito con cui Dio rigenera… i
samaritani avevano già ricevuto lo Spirito d’adozione>> (Commentary on
Acts 1:338-39). Giovanni Luzzi, così commenta l’episodio dei samaritani:
il v. 18 dice in modo chiaro che Simone vide, vuol dire che lo Spirito
comunicato non consisteva in luce dell’intelletto, in santificazione della
volontà, in purificazione del cuore, in cose, cioè, che non si possono vedere;
di codesta benefica azione dello Spirito i Samaritani avevano già goduto non al
momento del battesimo ma all’atto della conversione>> (G. Luzzi, Commentario
esegetico - pratico del Nuovo Testamento- Atti degli Apostoli, ed. Claudiana,
Firenze 1899).
Atti 9
Passiamo a Saulo di Tarso, che fu “ripieno dello
Spirito Santo” dopo che Anania gli ebbe imposto le mani, dopo che ebbe
incontrato Cristo sulla via di Damasco. In occasione di questo incontro Saulo
fu cambiato radicalmente e Gesù divenne il suo Signore: “Signore che debbo
fare"? È il Signore mi disse: levati, va a Damasco e quivi ti saranno
dette tutte le cose che ti è ordinato di fare” (Atti 22:10). Vero che il
termine “Signore” era un termine onorifico che veniva usato in risposta a
qualsiasi figura celeste. Tuttavia nel racconto contenuto in Atti 22:10 risulta
evidente che il termine “Signore” utilizzato due volte denota un nuovo rapporto
con Gesù Cristo. L’esegeta Gustav Stahlin cosi commenta: Ora, nella
seconda volta che Paolo chiama Gesù “Signore”, abbiamo qualcosa di più che
nella prima: Paolo confessa in Lui il Signore di cui è pronto ad accogliere gli
ordini; già qui fa la sua professione di fede di coloro che aveva finora
perseguitato>> (Gustav Stahlin, Nuovo Testamento, volume 5, Gli Atti
degli Apostoli, Paideia Editrice Brescia, pag. 243).
Il fatto poi che Anania, quando andò da Paolo, che
da tre giorni era in preghiera digiunando, lo chiamo “ Fratello Saulo” dimostra
ulteriormente che Saulo aveva già intrapreso il camino della fede prima di
ricevere lo Spirito Santo. Nel libro degli atti, il termine fratello al
vocativo singolare (Atti 9:17; 21:20; 22:13) indica sempre un fratello
cristiano>> (J. Rodman Williams).
Atti 10
A Cesarea il centurione e la sua famiglia
ricevettero lo Spirito Santo. Pietro aveva predicato il vangelo, dicendo:
Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la
remissione dei peccati mediante il suo nome>> (v.43). Fu così che i
gentili si ravvidero e credettero, infatti, parlando di questo episodio, gli
apostoli e i fratelli di Gerusalemme dichiararono: Iddio ha dato il
ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita>> (Atti 11:18). Dopo
il ravvedimento e la fede, venne lo Spirito Santo: mentre Pietro
parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la
Parola>> (v.44). Il requisito per la ricezione dello Spirito Santo anche
in questo caso fu il ravvedimento e la fede.
Atti 19
Udito questo furono battezzati nel nome
del Signore Gesù>> (v.4-5). Paolo, li battezzo senza che avessero
realizzato la salvezza? Se non erano salvati, non credo che Paolo non li
avrebbe battezzati, o anche Paolo mancò di discernimento? Dopo che furono
battezzati e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo
scese su di loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano>> (v.6).
Anche in questo caso furono prima salvati e poi ricevettero lo Spirito Santo.
Per non parlare poi della domanda di Paolo ai 12 discepoli Riceveste
voi lo Spirito Santo quando credeste? >>. Pur ammettendo che questi 12
discepoli non erano ancora credenti in senso pienamente cristiano perché
discepoli di Giovanni, la domanda di Paolo indica la possibilità di credere
senza aver ancora ricevuto il battesimo nello Spirito. Se il battesimo nello
Spirito si riceve alla salvezza, la domanda di Paolo non aveva senso. È come se
uno chiedesse a un credente se ha ricevuto Cristo quando ha creduto.
Analizziamo brevemente anche1Corinzi 12:13.
L’autore, cita questo verso nel cap 7, pag.26, per
affermare che tutti, al momento della conversione, siamo battezzati nello
Spirito Santo. È proprio così? Non c’è nessun passo della Scrittura che afferma
che i credenti sono battezzati nello Spirito al momento della conversione. Le
parole usate per ciò che avviene alla conversione sono “abitare, unti,
suggellati, caparra”, ma non battesimo. Viceversa, per quanto riguarda la
conversione si parla di battesimo o immersione in Cristo (Gal 3:27; Rom 6:3), e
mai di battesimo nello Spirito. Il battesimo di 1Corinzi 12:13, non è nello
Spirito ma nel corpo di Cristo. L’agente è lo Spirito, i battezzati sono i
credenti, l’elemento è il corpo di Cristo. Non conosco il greco ma il verso,
secondo alcuni studiosi può essere tradotto in vari modi tra cui
Mediante un unico Spirito noi tutti siamo stati battezzati in un unico
corpo>>. Ecco cosa dice uno studioso a proposito di 1Cor 12:13:
Nel testo greco, la disposizione delle parole nella prima frase è diversa ed
importante per capirne bene il senso. Eccola in una nostra traduzione “Per (o
in) un unico Spirito noi tutti verso un unico Corpo siamo stati battezzati”.
Intanto, l’espressione greca en henì pnèumati è molto simile a quella che si
trova nello stesso capitolo al verso 3 “nessuno può dire,Gesù è il Signore, se
non per lo spirito Santo (en pnèumati aghiò)”. Ciò significa che l’espressione
greca può benissimo indicare il mezzo per cui si afferma che Gesù è il Signore
e per cui si è battezzati- ciò lo Spirito Santo. Oltre a ciò, l’espressione
greca eis hen sòma, tradotta nella Riveduta “per formare un unico corpo”,
logicamente si riferisce al verbo “siamo stati battezzati”, a cui è più vicino
nella costruzione della frase. Ne segue che questo versetto può essere tradotto
così e più logicamente: “Mediante un unico Spirito noi tutti siamo stati
battezzati in un unico Corpo”. Insomma qui si riferisce direttamente al
“battesimo nel corpo di Cristo”, ciò ad un inserimento del cristiano nel corpo
di Cristo che è la Chiesa>>.
Come ho detto prima non conosco il greco, credo
però nella regola ermeneutica, che la Bibbia si interpreta con la Bibbia. Alla
luce, quindi, di tutto quello che la Bibbia dice in riferimento al battesimo
nello Spirito Santo di cui abbiamo parlato in precedenza, questo verso credo
che vada interpretato così.
Per finire le parole, guarda caso, del vangelo di
Luca: Se voi dunque che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri
figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che
glielo chiedono>> (Luca 11:13). Sta parlando di salvezza? Lo Spirito
Santo non si riceve nel momento che si è creduti in Cristo Gesù? Perché
chiederlo? Chi sono questi figli che chiedono lo Spirito? Non sono coloro che
hanno creduto e sono stati adottati in Cristo Gesù? (Giov. 1:12).
Concludo queste mie considerazioni rispondendo a
chi come l’autore, crede che queste esperienze erano solo per il primo secolo
della chiesa, affermando che dal 2° secolo in poi non si fa più cenno di questi
fenomeni. Calvino però, pur affermando che questi segni erano solo per il tempo
degli apostoli e dei loro diretti successori, interpretando Marco 16:17
afferma: Cristo non dichiara espressamente se vuole che questi doni
siano temporanei o se rimangono nella chiesa per sempre>>. Poi aggiunge:
Ovviamente è possibile che il mondo sia stato privato di questo onore a
causa della sua colpa della sua ingratitudine>>, mostrando che per lui,
la cessazione di questi segni non fu opera di Dio ma fu causa del fattore
umano. Nella sua spiegazione di Atti 10:46 Calvino parlando delle lingue
afferma che furono date come ornamento e culto per il vangelo>>
poi aggiunge In seguito, però, l’ambizione corruppe tutto questo…
perché molti trasformarono in vanto e vanagloria ciò che avevano ricevuto per
dimostrare la dignità della sapienza umana… Di conseguenza, non c’è da stupirsi
se, poco dopo, Dio tolse all’uomo ciò che gli aveva dato per impedire che fosse
corrotto dagli abusi umani>>. Come si vede la cessazione di questi segni
per Calvino non era un disegno di Dio ma fu causato da colpe umane. Anche
Wesley, pur ritenendo che questi segni fossero cessati quando l’impero romano
divenne cristiano (quindi non cessarono dopo il primo secolo), cosi si esprime
Non so se Dio si sia in qualche modo precluso di esercitare la sua
potenza sovrana per far miracoli di qualsiasi tipo o in qualsiasi età sino alla
fine del mondo. Non ricordo nessun brano delle scritture che insegni che i
miracoli sono confinati all’era apostolica o cipriana, o a qualsiasi periodo di
tempo, lungo o breve, sino alla restituzione di tutte le cose. Né nell’Antico
né nel Nuovo Testamento ho mai trovato indicazioni di questo tipo>>.
William Lachat, pastore della Chiesa Riformato
Svizzera, in uno studio presentato ad un convegno di Pastori tenutosi a
Grandchamp (Neuchatel), nell’estate del 1953 diceva: la testimonianza
dello Spirito Santo, che occupa un posto assolutamente centrale nella chiesa
del Nuovo Testamento, è stata collocata alla periferia nei secoli successivi, e
considerata un elemento piuttosto imbarazzante sin dal 2° secolo. È così che
Ignazio di Antiochia, morto nel 117, chiama la cena del Signore “medicina di
immortalità”, già nel senso magico del sacramentalismo cattolico-romano, il che
è un segno certo del fatto che ci si stava dimenticando completamente dello
Spirito Santo>>. (vedi Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini 20).
Ecco perché Ireneo, parla di queste manifestazioni come cosa sporadica nella
chiesa e dice: Anche noi abbiamo udito molti fratelli nella chiesa
avere il carisma profetico e mediante lo Spirito parlavano in tutte le lingue e
rivelavano le cose nascoste agli uomini ed esponevano i misteri di Dio>>
“S. Ireneo da Lione - Contro le eresie”, volume secondo (A cura di P. Vittorino
Dellagiacoma, Cantagalli – Siena, pag.166). Quando tutte queste manifestazioni
scomparvero perché lo Spirito Santo fu messo da parte, rimase il
sacramentalismo della cresima, testimonianza di un passato che fu.
La ragioni per cui molti sono convinti che alcuni
doni siano cessati, si basa più su ragioni a posteriori e storiche, che non su
una reale evidenza Scritturale.
Dio è sovrano. Egli ha voluto in questo tempo
visitare la sua chiesa risvegliando in essa quei doni Spirituali assopiti (quelli
scritturali, logicamente). Mi fermo qui, l’argomento è vasto. Non ho la
presunzione di essere stato esaustivo e per questo invito tutti (me compreso),
a confrontarsi con la Parola di Dio. Concludo con la preghiera che tanti
possano fare l’esperienza gloriosa di ricevere il dono dello Spirito Santo che
qualcuno ha definito: Una profonda immersione nell’infinito di Dio da
parte d’una creatura che, in quell’istante, avverte tutta la sua finitudine
senza averne paura, perché, in quell’infinito si sente accolta, rassicurata. Si
sente a casa sua>>. Questo è ciò che Giovanni Battista chiama, il
Battesimo con lo Spirito Santo e col fuoco. Dio ci benedica. ANTONIO CAPASSO
Commento da Marco Caiani su 24 Luglio 2010 a 13:27
Commento da Antonio Capasso su 24 Luglio 2010 a 19:28
Commento da Marco Caiani su 24 Luglio 2010 a 23:56
Commento da Pierluigi su 25 Luglio 2010 a 0:14
Commento da Antonio Capasso su 25 Luglio 2010 a 1:44
Commento da Pierluigi su 25 Luglio 2010 a 9:53
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:02
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:11
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:14
Commento da Antonio Capasso su 25 Luglio 2010 a 19:47 Commento
Maria Annaloro si è unito al gruppo di Pierluigi
Francesco Savastano ha risposto alla discussione di Gaetano Rizzo Giudizio pubblico, fino a che punto?
Franco Leone ha risposto alla discussione di Gaetano Rizzo Giudizio pubblico, fino a che punto?
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