voce che grida

ogni creatura vedrà la salvezza di Dio

Analisi del libro: "DEVO PARLARE IN LINGUE?" di Guglielmo STANDRIDGE

Devo Parlare in Lingue? GUGLIELMO STANDRIDGE, Ed. Associazione Verità Evangelica, Roma, 2001.color:#333333"">

Tempo fa, da un credente non pentecostale, mi è
stato mandato questo libro del fratello Standridge. L’intento era di
dimostrarmi che l’esperienza del risveglio pentecostale (le lingue), non ha
fondamento biblico.

Ho letto questo libro con attenzione, credo però
che sia il peggior libro che io abbia letto sull’argomento delle
lingue>>. Non perché chi scrive ha convinzioni diverse dalle mie,
ma perché è scritto in modo fazioso. Trovo che sia legittimo avere le proprie
opinioni, ma non è legittimo essere faziosi! L’autore stravolge molte volte il
senso delle Sacre Scritture piegandole alle proprie convinzioni. Uno può avere
le sue interpretazioni e opinioni (cosa legittima), ma non può distorcere le
Scritture per farle dire quello che più si accorda con le proprie idee. Cercare
di mettere in luce, tutte le contraddizioni e le inesattezze bibliche che
l’autore scrive nel suo libro, sarebbe un lavoro troppo lungo. Mi limiterò a
fare brevi accenni su vari punti, per poi soffermarmi in modo dettagliato sul
capitolo 7. Credo che nel cap. 7 si affronti una questione cruciale per quanto
riguarda il soggetto del Battesimo nello Spirito Santo .


Capitolo 8.
A pag. 32, del capitolo 8, l’autore afferma:
in Atti 8:17 è scritto che i samaritani “ricevettero” lo Spirito
Santo, ma non vi è alcuna affermazione che ciò fosse accompagnato dal parlare
in altre lingue, >>.

Aggiunge: In Atti 9:17, il neo-convertito
Saulo fu riempito di Spirito Santo ma non parlò in lingue>>.

L’autore dovrebbe spiegarmi: come fece Simone a
capire che lo Spirito Santo si riceveva per l’imposizione delle mani? E com’è
che chiese proprio questo potere (Atti 8,19) visto che Filippo fece tanti
miracoli (v.6 e7), al punto che le folle prestavano attenzione “osservando i
miracoli che faceva” (v.6), “Gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati…
paralitici e zoppi erano guariti” (v.7), e Simone restava meravigliato,
vedendo i miracoli e le opere potenti che venivano fatti>> (v.13).
Stranamente pur vedendo tutto questo, che chiede Simone? Chiede il potere di
dare lo Spirito Santo. Questa discesa dello Spirito doveva per forza di cose,
essere accompagnata da qualche segno straordinario, al punto che Simone chiede
questo potere>> (v.19), invece del potere di fare miracoli e
opere potenti (v.13). Giovanni Luzzi (Valdese), cosi scrive: Nei
samaritani avviene un fatto, che produce degli effetti visibili e che perfino
un profano come Simone, poteva costatare. E in che avranno consistito codesti
effetti? Accostiamo questo passo a Atti 2:4; 10:45-46; 19:6 e la risposta non
sarà difficile.>> (Fatti degli Apostoli ed. Claudiana anno 1899).
Evidentemente per l’autore la risposta è invece difficile.

Per quanto riguarda Paolo, riflettiamo
attentamente. Quando Anania impose le mani a Saulo, lo fece per due ragioni:
affinché Saulo ottenesse nuovamente la vista, e fosse ripieno dello Spirito
Santo. Cosi recita il passo: Il Signore… mi ha mandato perché tu riacquisti
la vista e sia riempito di Spirito Santo>> (c.9 v.17). Luca afferma che
Saulo ricevette la vista (v.18), descrivendo il fenomeno anche in modo
dettagliato, ma sottintende il fatto che fu anche ripieno dello Spirito Santo.
Quindi, è sottinteso anche il fatto che Saulo parlò in lingue, come ho fatto
notare prima nel caso dei samaritani, che ricevettero lo Spirito Santo con
l’implicazione chiara che parlarono in altre lingue, pur non dicendolo in modo
esplicito. Nel cap. 9 è chiaramente implicito che Saulo ricevette lo Spirito,
mentre non si parla delle lingue. È possibile, che Luca dia per scontato
entrambe le cose. Tant’è che Paolo ebbe a dire più tardi ai corinzi: Io
ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi>> (1Cor. 14:18).
Se sia la ricezione dello Spirito che il parlare in lingue erano fenomeni noti
e sperimentati per i lettori ai tempi di Luca, non c’era bisogno di ripetere il
concetto ogni volta. La stessa cosa può essere detta riguardo alla fede in
Cristo e al battesimo dell’acqua.

Spesso Luca menziona esplicitamente il battesimo
dell’acqua in relazione alla fede in Cristo Gesù (Atti 2:38,41; 8:12,13, 35-38;
9:18; 10:48; 16:14,15,31-33; 18:8; 19:5), mentre in altre occasioni descrive le
persone che arrivano alla fede senza alludere al battesimo dell’acqua (Atti
9:42; 11:21; 13:12,48; 14:1; 17:12,34). Ora in tutti questi passi, non è detto
che coloro che avevano creduto furono battezzati in acqua, non per questo però,
possiamo dubitare che lo fossero stati. Luca dava per scontato che il battesimo
dell’acqua ebbe luogo, visto che si trattava di un’esperienza e di una pratica
ordinaria per la chiesa delle origini.


Cap. 14 e 15
In questi capitoli, l’apostolo Paolo, come si usa
dire, si sarà rivoltato nella tomba. La tesi dell’autore nello spiegare 1Cor 14
è che l’espressione parlare in lingua>> (al singolare), non è
altro che il prodotto dallo spirito umano, invece l’espressione parlare
in altre lingue>> (al plurale), è invece prodotto dallo Spirito Santo,
questa è la convinzione dell’autore.

C’è differenza tra parlare in
lingue>> (plurale) e parlare in lingua>>
(singolare)? Sembra che il testo di 1Cor 14 facci capire questo? Chiunque
affronti la lettura di questo libro di STANDRIDGE, con lo stesso spirito dei
bereani, deve per forza di cose dire: le cose non stanno così>>.

Parlare in lingua>> (al singolare),
è prodotto dallo spirito umano, parlare in altre lingue>> (al
plurale), è prodotto dallo Spirito Santo, questa è la tesi dell’autore.

Vediamo cosa dice Paolo in 1Cor 14: Chi
parla in altra lingua (singolare), non parla agli uomini ma a Dio ( v.2)… chi
parla in altra lingua (singolare), edifica se stesso (v.4)… perciò chi parla in
altra lingua (singolare), preghi di poter interpretare (v.13)… che dunque
fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un
insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua (singolare) o un
interpretazione facciasi ogni cosa per l’edificazione (v.26) >>. Se il
parlare in lingua>>, non è altro che frutto dello spirito umano,
come dice l’autore, quando Paolo scriveva questi versi o voleva prenderci in
giro, o doveva essere un po’ stanco.

Ci vuole poi, un bel coraggio per arrivare a dire
che: Paolo non ha mai cantato né pregato “in lingua” perche
pericoloso>> (pag.59), quando egli mostra una tale gratitudine a Dio per
il suo parlare in altre lingue: Io ringrazio Dio che parlo in altre
lingue più di tutti voi>> (v.18). Da dove l’autore tragga la conclusione
che Paolo trovasse pericoloso parlare in lingua>>, è tutto da
scoprire. Non dice Paolo di non impedire il parlare in altre lingue? Perché
rivolgere tal esortazione quando parlare in lingua>> era
considerato da Paolo pericoloso?


A pag. 61 e 62, l’autore afferma, a proposito di
1Cor. 14: non è mai detto in questo capitolo che, nelle loro riunioni,
qualcuno interpretasse. Perciò Paolo dice (chissà se non ironicamente?) che
parlavano soltanto a Dio (v.2)>>

Qui l’autore pur non essendo un neo-pentecostale,
parla per rivelazione aggiuntiva. Sì, perché ci vuole solo una rivelazione
speciale, per sapere che quello che dice Paolo, lo dice ironicamente. Non si
capisce poi cosa intenda quando afferma, che quando si parla in lingue, ci deve
essere qualcuno che capisca e traduca: se non parlate una lingua conosciuta,
che qualcuno presente è capace di tradurre, tacete>> (pag.61). La
traduzione o interpretazione è sempre un fenomeno spirituale, cioè prodotto
dallo Spirito Santo. Chi interpreta non lo fa in virtù della conoscenza della
lingua, ma perché divinamente ispirato dal dono d’interpretazione delle lingue,
infatti, la Bibbia parla del dono di interpretare le lingue>>.
(1Cor 12:10; 14:13,28).

Poi cerca di districarsi dall’imbarazzo del verso
13 (preghi di poter interpretare), con un giro di parole che non portano a
nessuna conclusione. Qual è la spiegazione di questo verso? Non si sa (pag 63),
forse è un’espressione ironica>> (pag. 62). Giustamente Paolo
era un uomo di “spirito”.


Cap. 16
Il capitolo 16 lo trovo a dir poco, bizzarro. A
pag.67 e 69 è scritto: in Atti 2, nel giorno della Pentecoste, erano
radunati, per quella importante festa giudaica, “uomini religiosi di ogni
nazione sotto il sole”. Come avrebbe potuto Dio comunicare con loro, se non
adoperando tanti linguaggi e dialetti quanti erano gli uomini presenti di
lingua diversa?... quella manifestazione di messaggi evangelistici, predicati
in tante lingue… >>. Dov’è che la Scrittura dice che erano messaggi
evangelistici?

A pentecoste è detto che i 120 parlavano
delle cose grandi di Dio>> (v.11), non che annunciavano la salvezza in
Gesù. E se era necessario il miracolo delle lingue per farsi capire, quando
Pietro predicò, in che lingua parlò? Predicò in 15 differenti lingue? Viceversa
coloro che lo ascoltavano lo capivano? C’era la traduzione simultanea? I
presenti non erano tutti dei giudei? Non sapevano essi tutti il greco e
l’aramaico, le due lingue che si parlavano nel mondo giudaico di allora?
Inoltre, in 1Cor 14, Paolo non parla mai delle lingue come mezzo di
predicazione. Con esse (dice Paolo), si: parla a Dio v.2, si prega v.15, si
salmeggia v.15, si benedice Dio v.16, si ringrazia Dio v.17, ma non dice che si
evangelizza o si predica.
Tanto
più che Palo afferma che chi parla in altra lingua, non parla agli
uomini, ma a Dio; perché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose
misteriose>> (1Cor 14:2). Come si può affermare, alla luce di questo
verso, che le lingue>> erano date per predicare l’evangelo? Mi
sembra assurdo!


ANALIZIAMO ADESSO IL CAP. 7
Tutta la tesi dell’autore, nel capitolo 7, e per
tutto il restante del libro, può essere riassunto con queste parole: Il
battesimo nello Spirito Santo non è altro che la salvezza, la nuova nascita del
credente>>. Credo che sia fondamentale, per il nostro tema, stabilire se
quello che l’autore afferma sia conforme alle Scritture. Anche perché credo,
che una volta chiarito che il battesimo nello Spirito non è la salvezza o nuova
nascita, tutto il resto viene da se. Secondo la tesi dell’autore, a Pentecoste
i 120, non realizzarono altro che la salvezza, la nuova nascita (pag. 26). Se è
così per i 120 (Atti 2), vale anche per i samaritani (Atti 8), per Paolo (Atti
9), per Cornelio (Atti 10), e per i 12 discepoli di Efeso (Atti 19).


Atti 2
A differenza dell’autore, sono del parere che
nessuno dei racconti contenuti nel Nuovo Testamento riguardo alla discesa dello
Spirito Santo si concentra sulla salvezza. La ricezione della salvezza era il
requisito essenziale per ricevere il dono dello Spirito Santo, lo Spirito non
fu donato per conferire la salvezza. Cosi si sono espressi eminenti studiosi:

Eduard Schweizer – [esegeta svizzero e studioso
del Nuovo Testamento è stato, dal 1949 al 1979, docente di studi del Nuovo
Testamento presso l'Università di Zurigo. Oltre che per la sua attività di
docente, Schweizer si è distinto per il suo lavoro esegetico, la pubblicazione
di commentari dei Vangeli e la collaborazione al "Dizionario teologico del
Nuovo Testamento", diretto da Gerhard Kittel ]- scrive che nel libro degli
Atti la salvezza… non viene mai ascritta allo Spirito. In Atti 2:38 lo
Spirito fu donato a quelli che erano già convertiti e battezzati>> (TDNT,
6:412). Allo stesso modo, Hermann Gunkel- [1862-1932, protestante tedesco
studioso di Antico Testamento. Noto per il suo contributo alla forma critica e
lo studio della tradizione orale nei testi biblici, professore di Antico
Testamento a Berlino] - scrive: Per il libro degli Atti è evidente che
essere un credente ed essere ripieni dello Spirito sono due cose
distinte>> (The Influence of the Holy Spirit, p. 17). Kirsopp Lake –
[1872-1946 professore a Harvard. Il contributo più grande di Lake è stato la
serie di volumi che ha scritto con F-Foakes J. Jackson intitolato, Gli inizi
del cristianesimo: Parte 1; Gli Atti degli Apostoli 1920-1923. Nello studio
delle origini del cristianesimo il Lake è stato un pioniere]- egli afferma che
nei vari brani del libro degli Atti che riguardano il dono dello Spirito
non si allude mai alla rigenerazione attuata dallo Spirito, né all’idea
che la salvezza dipende dallo Spirito>> (The Acts if the Apostles 5:109).

Anche Calvino non associa la salvezza al dono
dello Spirito (Atcs of the Apostles, 1:120). Riguardo al versetto di Atti 2:38,
Calvino scrive che la remissione dei peccati e la novità di vita furono
le cose principali, e questo (il dono dello Spirito) fu una sorta di
aggiunta>>. L’aggiunta secondo Calvino, era il fatto che Cristo
manifestasse la sua potenza mediante un dono visibile>>.

Tutto questo concorda con le parole di Gesù, il
quale, prima di lasciare i discepoli disse: rimanete in questa città,
finché siate rivestiti di potenza dall’alto>> (Luca 24:49). Non afferma:
a Pentecoste nascerete di nuovo, o sarete salvati, ma sarete rivestiti di
potenza. Ancora in Atti 1:8 afferma: Ma voi riceverete potenza quando
lo Spirito Santo verrà su di voi>>. Non dice: riceverete vita eterna, ma
potenza.

Nell’episodio di Atti 2, non c’è niente che faccia
pensare a una rigenerazione o nuova nascita. I discepoli furono potenziati per
svolgere un ministero di testimonianza. In effetti, i discepoli a Pentecoste
erano già credenti convertiti, base questa per ricevere lo Spirito (Atti 2:38),
come anche negli altri episodi narrati negli Atti, dove si parla di discesa
dello Spirito. Gesù aveva aperto loro la mente per capire le
Scritture>> (Luca 24:45), erano stati testimoni della resurrezione ed
erano stati affidati allo Spirito santo nel giorno in cui Gesù disse:
Ricevete lo Spirito Santo>> (Giov. 20:22). “Un’esperienza
oggettiva>> la prima, che si pone come sostegno della loro fede,
un’esperienza soggettiva>> la seconda, che stabilizza nei loro
cuori gli effetti stessi della resurrezione” (Luigi Roncavasaglia).


Robert G. Stewart, pastore della chiesa Scozzese a
Livorno, nel suo commento al vangelo di Giovanni, così si esprime a proposito
di Giovanni 20:22: Gesù non fa qui una semplice promessa, non dà solo
un segno di quanto doveva accadere alla Pentecoste; ma comunica realmente lo
Spirito Santo, come caparra o primizia della maggiore e più gloriosa effusione,
che doveva avvenire alla Pentecoste. A chi domanda qual relazione passi fra
questa effusione dello Spirito e quella che avvenne alla Pentecoste, così
rispondono Moulton e Milligan: “ Il dono presente si riferisce alla vita
interna degli apostoli, il dono futuro, alla loro preparazione più esterna per
l’opera; ora il Signore vuol farli salire ad un grado superiore di vita
spirituale, illuminando e vivificando le loro anime; alla Pentecoste li renderà
atti a produrre un effetto sugli altri”>> (Robert G. Stewart “Evangelo
secondo Giovanni”, Ed. Claudiana, anno 1923). Luigi Roncavasaglia spiega, in
modo molto mirabile: Solo così si spiega come l’assieme dei credenti,
ormai in assenza del Risorto, non solo abbia trovato la forza per la propria aggregazione,
ma abbia scoperto la capacità della propria organizzazione, la necessità della
comunione e della preghiera. In questo contesto Pietro ebbe il vigore di
accostarsi alla Scrittura motivando, alla luce della profezia (Sl. 41:9), il
tradimento di Giuda interpretando, con lo stesso sistema, lo squallido epilogo
del suo gesto. Non solo, ma stimò opportuno, sempre rifacendosi alle Scritture
(Sl 109:8), di rimpiazzare Giuda con un altro, scelto con un criterio desunto
dalle parole del Maestro (Lu. 24:48). Il libro degli Atti, pertanto, fuga
l’immagine di centoventi persone pavide e titubanti per dare luogo alla
scoperta d’un gruppo nel fervore di una operosità tutta ispirata, intento alla
preghiera, alla meditazione e alla riflessione.>> (Luigi Roncavasaglia “edificherò
la mia chiesa” Ed. RdG, Grosseto). Tutto questo fu possibile perché Gesù soffiò
su di loro lo Spirito Santo, quello Spirito che operò una trasformazione in quei
discepoli paurosi e titubanti.


Atti 8

Veniamo adesso al caso dei Samaritani (Atti 8).
Essi ricevettero lo Spirito Santo attraverso il ministero di Pietro e Giovanni
(v.14-17). Poco prima di questo episodio Filippo aveva predicato loro
il Cristo>> (v.5), e per questo i samaritani ebbero fede e furono
battezzati. Le Scritture dicono che quand’ebbero creduto a Filippo che
annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù
Cristo, furono battezzati, uomini e donne>> (v.12). Il loro battesimo era
indice di ravvedimento e fede, attraverso cui entrarono nella salvezza. La loro
conversione a Cristo, dunque, fu il fondamento della successiva ricezione dello
Spirito Santo. Qualcuno ha detto che la fede dei samaritani fu solo un assenso
mentale a ciò che Filippo diceva (v.12), ma non credettero realmente a Cristo.
Filippo li battezzò semplicemente in base a un assenso mentale? Filippo si
sbagliò? Non era Filippo uno dei sette scelti per servire alle mense e quindi,
di buona testimonianza, pieno di Spirito e di sapienza? (Atti 6:3). Anche se si
fosse sbagliato nel battezzare Simone (cosa questa tutta da provare), Filippo
era un totale sprovveduto che battezzò le folle senza che nessuno fosse davvero
salvato? (Atti 8:16). E tutti quei indemoniati che furono liberati (v.7), lo
furono senza che venissero ad essere salvati? Non dice la Scrittura che si
passa dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio>>?
(Atti 26:18). La verità è che l’autenticità della fede dei samaritani è
confermata nel verso 14: Gli apostoli ch’erano a Gerusalemme, avendo inteso
che la Samaria aveva ricevuto la parola di Dio>>. L’espressione
avevano ricevuto la parola di Dio>> può alludere unicamente a una
fede vera e genuina, infatti, la troviamo anche in Atti 11:1, dove è usata la
stessa espressione riguardo alla fede degli abitanti di Cesarea, la cui
sincerità era indubbia.

Ecco l’interpretazione che da Calvino riguardo al
dono dello Spirito Santo ricevuto dai samaritani, egli afferma che qui
Luca non parla della grazia ordinaria dello Spirito con cui Dio rigenera… i
samaritani avevano già ricevuto lo Spirito d’adozione>> (Commentary on
Acts 1:338-39). Giovanni Luzzi, così commenta l’episodio dei samaritani:
il v. 18 dice in modo chiaro che Simone vide, vuol dire che lo Spirito
comunicato non consisteva in luce dell’intelletto, in santificazione della
volontà, in purificazione del cuore, in cose, cioè, che non si possono vedere;
di codesta benefica azione dello Spirito i Samaritani avevano già goduto non al
momento del battesimo ma all’atto della conversione>> (G. Luzzi, Commentario
esegetico - pratico del Nuovo Testamento- Atti degli Apostoli, ed. Claudiana,
Firenze 1899).


Atti 9
Passiamo a Saulo di Tarso, che fu “ripieno dello
Spirito Santo” dopo che Anania gli ebbe imposto le mani, dopo che ebbe
incontrato Cristo sulla via di Damasco. In occasione di questo incontro Saulo
fu cambiato radicalmente e Gesù divenne il suo Signore: “Signore che debbo
fare"? È il Signore mi disse: levati, va a Damasco e quivi ti saranno
dette tutte le cose che ti è ordinato di fare” (Atti 22:10). Vero che il
termine “Signore” era un termine onorifico che veniva usato in risposta a
qualsiasi figura celeste. Tuttavia nel racconto contenuto in Atti 22:10 risulta
evidente che il termine “Signore” utilizzato due volte denota un nuovo rapporto
con Gesù Cristo. L’esegeta Gustav Stahlin cosi commenta: Ora, nella
seconda volta che Paolo chiama Gesù “Signore”, abbiamo qualcosa di più che
nella prima: Paolo confessa in Lui il Signore di cui è pronto ad accogliere gli
ordini; già qui fa la sua professione di fede di coloro che aveva finora
perseguitato>> (Gustav Stahlin, Nuovo Testamento, volume 5, Gli Atti
degli Apostoli, Paideia Editrice Brescia, pag. 243).

Il fatto poi che Anania, quando andò da Paolo, che
da tre giorni era in preghiera digiunando, lo chiamo “ Fratello Saulo” dimostra
ulteriormente che Saulo aveva già intrapreso il camino della fede prima di
ricevere lo Spirito Santo. Nel libro degli atti, il termine fratello al
vocativo singolare (Atti 9:17; 21:20; 22:13) indica sempre un fratello
cristiano>> (J. Rodman Williams).



Atti 10
A Cesarea il centurione e la sua famiglia
ricevettero lo Spirito Santo. Pietro aveva predicato il vangelo, dicendo:
Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la
remissione dei peccati mediante il suo nome>> (v.43). Fu così che i
gentili si ravvidero e credettero, infatti, parlando di questo episodio, gli
apostoli e i fratelli di Gerusalemme dichiararono: Iddio ha dato il
ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita>> (Atti 11:18). Dopo
il ravvedimento e la fede, venne lo Spirito Santo: mentre Pietro
parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la
Parola>> (v.44). Il requisito per la ricezione dello Spirito Santo anche
in questo caso fu il ravvedimento e la fede.



Atti 19

Udito questo furono battezzati nel nome
del Signore Gesù>> (v.4-5). Paolo, li battezzo senza che avessero
realizzato la salvezza? Se non erano salvati, non credo che Paolo non li
avrebbe battezzati, o anche Paolo mancò di discernimento? Dopo che furono
battezzati e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo
scese su di loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano>> (v.6).
Anche in questo caso furono prima salvati e poi ricevettero lo Spirito Santo.
Per non parlare poi della domanda di Paolo ai 12 discepoli Riceveste
voi lo Spirito Santo quando credeste? >>. Pur ammettendo che questi 12
discepoli non erano ancora credenti in senso pienamente cristiano perché
discepoli di Giovanni, la domanda di Paolo indica la possibilità di credere
senza aver ancora ricevuto il battesimo nello Spirito. Se il battesimo nello
Spirito si riceve alla salvezza, la domanda di Paolo non aveva senso. È come se
uno chiedesse a un credente se ha ricevuto Cristo quando ha creduto.


Analizziamo brevemente anche1Corinzi 12:13.
L’autore, cita questo verso nel cap 7, pag.26, per
affermare che tutti, al momento della conversione, siamo battezzati nello
Spirito Santo. È proprio così? Non c’è nessun passo della Scrittura che afferma
che i credenti sono battezzati nello Spirito al momento della conversione. Le
parole usate per ciò che avviene alla conversione sono “abitare, unti,
suggellati, caparra”, ma non battesimo. Viceversa, per quanto riguarda la
conversione si parla di battesimo o immersione in Cristo (Gal 3:27; Rom 6:3), e
mai di battesimo nello Spirito. Il battesimo di 1Corinzi 12:13, non è nello
Spirito ma nel corpo di Cristo. L’agente è lo Spirito, i battezzati sono i
credenti, l’elemento è il corpo di Cristo. Non conosco il greco ma il verso,
secondo alcuni studiosi può essere tradotto in vari modi tra cui
Mediante un unico Spirito noi tutti siamo stati battezzati in un unico
corpo>>. Ecco cosa dice uno studioso a proposito di 1Cor 12:13:
Nel testo greco, la disposizione delle parole nella prima frase è diversa ed
importante per capirne bene il senso. Eccola in una nostra traduzione “Per (o
in) un unico Spirito noi tutti verso un unico Corpo siamo stati battezzati”.
Intanto, l’espressione greca en henì pnèumati è molto simile a quella che si
trova nello stesso capitolo al verso 3 “nessuno può dire,Gesù è il Signore, se
non per lo spirito Santo (en pnèumati aghiò)”. Ciò significa che l’espressione
greca può benissimo indicare il mezzo per cui si afferma che Gesù è il Signore
e per cui si è battezzati- ciò lo Spirito Santo. Oltre a ciò, l’espressione
greca eis hen sòma, tradotta nella Riveduta “per formare un unico corpo”,
logicamente si riferisce al verbo “siamo stati battezzati”, a cui è più vicino
nella costruzione della frase. Ne segue che questo versetto può essere tradotto
così e più logicamente: “Mediante un unico Spirito noi tutti siamo stati
battezzati in un unico Corpo”. Insomma qui si riferisce direttamente al
“battesimo nel corpo di Cristo”, ciò ad un inserimento del cristiano nel corpo
di Cristo che è la Chiesa>>.

Come ho detto prima non conosco il greco, credo
però nella regola ermeneutica, che la Bibbia si interpreta con la Bibbia. Alla
luce, quindi, di tutto quello che la Bibbia dice in riferimento al battesimo
nello Spirito Santo di cui abbiamo parlato in precedenza, questo verso credo
che vada interpretato così.


Per finire le parole, guarda caso, del vangelo di
Luca: Se voi dunque che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri
figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che
glielo chiedono>> (Luca 11:13). Sta parlando di salvezza? Lo Spirito
Santo non si riceve nel momento che si è creduti in Cristo Gesù? Perché
chiederlo? Chi sono questi figli che chiedono lo Spirito? Non sono coloro che
hanno creduto e sono stati adottati in Cristo Gesù? (Giov. 1:12).


Concludo queste mie considerazioni rispondendo a
chi come l’autore, crede che queste esperienze erano solo per il primo secolo
della chiesa, affermando che dal 2° secolo in poi non si fa più cenno di questi
fenomeni. Calvino però, pur affermando che questi segni erano solo per il tempo
degli apostoli e dei loro diretti successori, interpretando Marco 16:17
afferma: Cristo non dichiara espressamente se vuole che questi doni
siano temporanei o se rimangono nella chiesa per sempre>>. Poi aggiunge:
Ovviamente è possibile che il mondo sia stato privato di questo onore a
causa della sua colpa della sua ingratitudine>>, mostrando che per lui,
la cessazione di questi segni non fu opera di Dio ma fu causa del fattore
umano. Nella sua spiegazione di Atti 10:46 Calvino parlando delle lingue
afferma che furono date come ornamento e culto per il vangelo>>
poi aggiunge In seguito, però, l’ambizione corruppe tutto questo…
perché molti trasformarono in vanto e vanagloria ciò che avevano ricevuto per
dimostrare la dignità della sapienza umana… Di conseguenza, non c’è da stupirsi
se, poco dopo, Dio tolse all’uomo ciò che gli aveva dato per impedire che fosse
corrotto dagli abusi umani>>. Come si vede la cessazione di questi segni
per Calvino non era un disegno di Dio ma fu causato da colpe umane. Anche
Wesley, pur ritenendo che questi segni fossero cessati quando l’impero romano
divenne cristiano (quindi non cessarono dopo il primo secolo), cosi si esprime
Non so se Dio si sia in qualche modo precluso di esercitare la sua
potenza sovrana per far miracoli di qualsiasi tipo o in qualsiasi età sino alla
fine del mondo. Non ricordo nessun brano delle scritture che insegni che i
miracoli sono confinati all’era apostolica o cipriana, o a qualsiasi periodo di
tempo, lungo o breve, sino alla restituzione di tutte le cose. Né nell’Antico
né nel Nuovo Testamento ho mai trovato indicazioni di questo tipo>>.

William Lachat, pastore della Chiesa Riformato
Svizzera, in uno studio presentato ad un convegno di Pastori tenutosi a
Grandchamp (Neuchatel), nell’estate del 1953 diceva: la testimonianza
dello Spirito Santo, che occupa un posto assolutamente centrale nella chiesa
del Nuovo Testamento, è stata collocata alla periferia nei secoli successivi, e
considerata un elemento piuttosto imbarazzante sin dal 2° secolo. È così che
Ignazio di Antiochia, morto nel 117, chiama la cena del Signore “medicina di
immortalità”, già nel senso magico del sacramentalismo cattolico-romano, il che
è un segno certo del fatto che ci si stava dimenticando completamente dello
Spirito Santo>>. (vedi Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini 20).
Ecco perché Ireneo, parla di queste manifestazioni come cosa sporadica nella
chiesa e dice: Anche noi abbiamo udito molti fratelli nella chiesa
avere il carisma profetico e mediante lo Spirito parlavano in tutte le lingue e
rivelavano le cose nascoste agli uomini ed esponevano i misteri di Dio>>
“S. Ireneo da Lione - Contro le eresie”, volume secondo (A cura di P. Vittorino
Dellagiacoma, Cantagalli – Siena, pag.166). Quando tutte queste manifestazioni
scomparvero perché lo Spirito Santo fu messo da parte, rimase il
sacramentalismo della cresima, testimonianza di un passato che fu.

La ragioni per cui molti sono convinti che alcuni
doni siano cessati, si basa più su ragioni a posteriori e storiche, che non su
una reale evidenza Scritturale.

Dio è sovrano. Egli ha voluto in questo tempo
visitare la sua chiesa risvegliando in essa quei doni Spirituali assopiti (quelli
scritturali, logicamente). Mi fermo qui, l’argomento è vasto. Non ho la
presunzione di essere stato esaustivo e per questo invito tutti (me compreso),
a confrontarsi con la Parola di Dio. Concludo con la preghiera che tanti
possano fare l’esperienza gloriosa di ricevere il dono dello Spirito Santo che
qualcuno ha definito: Una profonda immersione nell’infinito di Dio da
parte d’una creatura che, in quell’istante, avverte tutta la sua finitudine
senza averne paura, perché, in quell’infinito si sente accolta, rassicurata. Si
sente a casa sua>>. Questo è ciò che Giovanni Battista chiama, il
Battesimo con lo Spirito Santo e col fuoco. Dio ci benedica. ANTONIO CAPASSO

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Commento da Marco Caiani su 24 Luglio 2010 a 13:27
in realtà hai confutato bene alcuni punti sui quali son d'accordo ma altri non reggono il supporto di tutta la parola di Dio. Per esempio non si può far dottrina di Luca 11:13 per supportare le proprie tesi. Comunque, io credo fermamente che non c'è supporto ne conferma che le lingue di oggi siano le stesse di allora. Le lingue singloare, plurale non ha importanza erano vere lingue, linguaggi, dialetti ecc. non ciò che si sente oggi. Il dono e l'evidenza delle lingue sono sinonime nella Scrittura e quindi sono la stessa cosa. Le lingue angeliche menzionate da Paolo non sono fattuali, Paolo usa una iperbole, anche se fosse possibile senza amore uno non è niente. Ed è poi in fondo questo tutto il punto di Paolo in 1 Corinzi 14. Io ti rendo anche il beneficio del dubbio guarda che queste benedette lingue oggi siano quelle originali, anche se non ci credo, ma le direttive di Paolo per il comportamento nell'assemblee sono sempre disubbidite nelle chiese pentecostali, sempre. Quindi anche SE fossero vere i fratelli pentecostali quendo parlano in lingue senza interpretazione e disordiantamente sono in violazione della parola di Dio in più di un caso. Violazione di dottrina apostolica della quale Paolo dice questo

1 Corinzi 14: 27-28 Se uno parla in altra lingua, si faccia questo da due o tre al più, e l'un dopo l'altro, e uno interpreti. 28 Ma se non vi è chi interpreti, si taccia nella chiesa chi parla in altra lingua, ma parli a se stesso e a Dio.

1 Corinzi 14: 36-40 È la parola di Dio proceduta da voi o è essa pervenuta a voi soli? 37 Se uno si stima essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore. 38 E se uno lo vuole ignorare, lo ignori. 39 Perciò, fratelli miei, cercate ardentemente il profetizzare e non impedite di parlare in lingue. 40 Ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine.

C'è un ordine con il quale il Signore vuole che le cose siano fatte per edificazione altrui che è dimostrazione di maturità spirituale e di amore verso gli altri, le quali cose vengono chiaramente ignorate nelle chiese pentecostali. Di scuse se ne senton tante ma di fatti e di ubbidienza poca.

Mi dispiace dire queste cose ma sono realtà. Non sto a confutare qui sopra la validità delle lingue che si odono oggi. questo lo ho fatto per esteso sul mio sito web che è anche postato qui su voce che grida se ti interessa lo puoi leggere ancche se credo che sarà inutile. La maggior parte dei suoni che si odono nelle chiese oggi, non sono le stesse lingue di Atti 2, 8, 10. 19 affatto e sono alimentate dalla carne e non dallo Spirito, lo Spirito Santo non si manifesta in disubbidienza alla parola Scritta di Dio.

Pace fratello, se vuoi ripondere fai pure sappi che ormai ho speso tanto tempo nel passato a discutere di questi soggetti con altri che veramente sono stanco. Ho le convinzioni alle quali sono arrivato per studio esteso della parola di Dio e ti dirò che niente e nessuno potrà smuovermi da queste, certamente non le esperienze di persone che parlano uno strano lingauggio ma che sono carnali e che non praticano la parola di Dio ma invece la disubbidiscono apertamente infatti portando offesa allo stesso Spirto loro credono di onorare.

Dio ti benedica e che il Suo Spirito veramente ti illumini e ti apra gli occhi alla Sua verità
Commento da Antonio Capasso su 24 Luglio 2010 a 19:28
E' difficile dialogare con chi si presenta col dire Ho le convinzioni alle quali sono arrivato per studio esteso della parola di Dio e ti dirò che niente e nessuno potrà smuovermi da queste>>. Visto che comunque hai commentato l'articolo devo risponderti. 1- Luca 11:13 non è Bibbia? Non è sulla Bibbia che basiamo la dottrina? Certo non basta un verso per fare dottrina, ma nell'articolo ci sono tanti versi citati e c'è anche Luca 11.13.
2- Che ci possa essere confusione nella chiese quando si gestisce il dono di Dio non rende tale dono non biblico. Paolo non disse ai corinzi ,che quando essi parlavano in lingue era per la carne, nonostante i loro sbagli nella gestione del dono. 3- Lingue angeliche? non mi sembra di aver parlato di questo.
4- Non sono interessato alla difesa di una determinata area religiosa, ma alla verità della Parola di Dio. Quindi lasciamo stare i pentecostali e vediamo quello che la Bibbia dice in riferimento all'argomento. Con affetto... Dio ti benedica.

P.S. Mi segnali i tuoi post sulle lingue?
Commento da Marco Caiani su 24 Luglio 2010 a 23:56
No non è difficile dialogare con chi dice questo, solo che le convinzioni alle quali sono arrivato sono arrivato come anche tu dici di esser arrivato alle tue tramite la parola di Dio, Ora, o abbiamo ragione tutt'e due, cosa che non credo o uno di noi ha torto. Io non ho mai negato il vero dono delle lingue straniere con interpretaziione, non linguaggi strani che non sono affatto lingue di questo mondo, poiché è di questo che la Bbbia parla. Fammi vedere, dimostrami che c'è il dono dei veri linguaggi del mondo come c'era allora ed io crederò che il dono ancora esiste. Per ora ho sentito solo un buggerio che non è per niente lingue di questo mondo, ho sentito solo rame risonante e tintinnatnti cembali, Nelle chiese non vi è solo confusione ma come ti ho ben fatto notare dalla parola di Dio eclatante disubbidienza alla parola di Dio e come ti ho detto ed INSISTO lo Spirito di Dio non si manifesta in disubbidienza alla parola scrita di Dio, come ti ho detto canfuta ciò che vuoi su questo sono sicuro, Dio non si contraddice e non opera incoerentemente con la Sua parola ed i Suoi comandamenti punto. Poi spiegami per favore ancora una volta cosa significa 1 Corinzi 14:27-40 ed anche 1 Corinzi 14:20-22? Sulla parola di Dio e ciò che comanda non si transige.

L'unica ragione per la quale ho detto tra l'altro che sono stanco di dibattere questo punto è perché la maggior parte di coloro che credono in questa cosa sono esattamente come me, cioè Ho le convinzioni alle quali sono arrivato per studio esteso della parola di Dio e ti dirò che niente e nessuno potrà smuovermi da queste, esattamente le stesse cose, Le stesse Scritture ecc, ecc, si è sempre a fare la scherma biblica di versetti e passi e via discorrendo e alla fine ci si saluta e si continua a credere come si è sempre creduto.Lo sai tanto che va a finire così. Tanto alla fine la praola di Dio da ragione ad entrambi e tutti hanno ragione ecc. ecc. il sito web dove puoi trovare le mie confutazioni sul soggetto si trova nel post dei blog in questo sito nella bacheca con il titolo Per Conoscerci

Pace, Dio benedica pure te
Commento da Pierluigi su 25 Luglio 2010 a 0:14
Io personalmente ho sempre creduto alle lingue incomprensibili, o che potevano essere tradotte o interpretate solo da chi conosceva il "linguaggio degli angeli", e credevo questo perché così mi è stato sempre insegnato, e pensavo che il dono di lingue di pentecoste era un dono diverso da quello in cui si parla in Corinti.
Poi un bel giorno qualcuno mi fece presente che nella bibbia quando si parla di lingue, si intendono unicamente "lingue", cioè linguaggi di popoli e nazioni, e non sono contemplate lingue estatiche e intraducibili come vorrebbero farmi credere tanti pentecostalisti.
Da quel giorno dunque ho capito che il dono di lingue, è unico, cioè il dono che ti fa parlare miracolosamente una o più lingue straniere che non conosci affatto. Questo è un vero prodigio biblico! Altro che suoni emessi a caso che anche i bambini non credenti sanno fare!
E' possibile cambiare... basta arrendersi all'evidenza della Parola, decidere di asservirsi a Dio solo, ed avere il coraggio di ammettere di aver sbagliato scrollandosi di dosso gli insegnamenti umani. Dio ci guidi ancora.
Commento da Antonio Capasso su 25 Luglio 2010 a 1:44
Come ho capito per voi, Pierluigi e Marco, le lingue devono essere quelle parlate dagli uomini, cioè lingue conosciute? ho capito bene? Dal'tra parte alla pentecoste si parlavano lingue conosciute giusto? Se ho capito bene, cerco di rispondere. Alla pentecoste si verifica un fenomeno che sarà unico nel suo genere. Infatti non solo le lingue parlate dai 120 erano comprese dalle persone venute dalle diverse nazioni, ma ci fu il suono di vento impetuoso e le lingue di fuoco che si posarono su ognuno dei 120. Dopo questo episodio abbiamo altri 4 casi, possiamo dire, di pentecoste, cioè di discesa dello Spirito Santo. In questi altri 4 episodi non c’è il suono di vento impetuoso, non ci sono le lingue di fuoco, e non c’è una lingua che viene compresa dagli ascoltatori. Tant’è che in nessuno di questi 4 casi si fa riferimento alla comprensione di quello che i riempiti di Spirito santo dicevano in altre lingue. Prendere a modello l’episodio della pentecoste per farlo essere vincolante per tutte le esperienze delle lingue, significa rendere nulle gli altri 4 casi di discesa dello Spirito. Poi alla pentecoste siamo sicuri che i 120 parlassero veramente più di 14 linguaggi diversi? Come potevano gli ascoltatori comprendere le cose che dicevano all’unisono le 120 persone mentre parlavano più di quindi lingue diverse? Vi invito a leggere il commento a Atti 2, di Giovnni Luzzi, che non è certamente un pentecostale, per comprendere cosa effettivamente avvenne alla pentecoste.
Ultima considerazione, Paolo dice che chi parla in altre lingue non parla agli uomini ma a Dio, poiché nessuno lo capisce, ma in spirito dice cose misteriose>> (1Cor 14:2). Può essere questo parlare in altre lingue un linguaggio appartenente alla favella umana? Altra riflessione, perché ci sarebbe bisogno del dono dell’interpretazione delle lingue, se il parlare in altre lingue appartiene a quello conosciuto dagli uomini?
Con affetto… dio vi benedica
Commento da Pierluigi su 25 Luglio 2010 a 9:53
Grazie, Dio benedica anche te.

Anche tu credi quello che ho sempre pensato anche io, che pentecoste era un fatto separato dalle successive effusioni di Spirito, non si capisce però perchè allora tu e tanti altri volete continuare a definirvi "pentecostali" se già sapete che quella esperienza è unica e irripetibile?
A mio parere dovreste definirvi con un aggettivo di identificazione dottrinale diverso, per essere trasparenti e coerenti e direi anche più umili, o quanto meno realistici. Al di la di questo, non è assolutamente accertato che a pentecoste i presenti "udirono all'unisono" le varie lingue di nazioni, anzi, a mio avviso, il fatto che furono presi in giro, è da ricondurre al motivo che alcuni riconoscevano la propria lingua, e altri ne riconobbero un'altra ancora, e chi non riconosceva la propria lingua natìa pensò che parlavano a vanvera come ubriachi. Altrimenti, se tutti udirono come dici tu (e tanti altri) le grandi cose di Dio perfettamente nel proprio linguaggio natìo, avrebbero gridato tutti unicamente un grande AMEN.
Gli episodi di effusione successiva furono allo stesso tempo diversi e similari a pentecoste, in una caso si dice che lodarono all'improvviso Dio, in un altro caso che profetizzarono anche, etc, ma ci fu sempre qualcosa di eclatante, non certo sempre uguale per forza, ma sicuramente qualcosa che si poteva riconoscere in maniera inconfutabile per gli ebrei presenti: uno di questi era proprio il dono (o meglio "segno") delle lingue, cioè il prodigio di attestazione promesso da Dio da secoli che mostrava che LUI stava operando, insieme ad altri prodigi (ma sempre certi, come il profetare o parlare delle grandi cose di Dio di persone che fino a un secondo prima nemmeno sapeva chi era Dio), affinché anche gli increduli rimanessero svergognati.
Pietro stesso ci conferma che l'effusione iniziale di Pentecoste aveva lo stesso valore dimostrativo degli episodi successivi dicendo (Atti 15):
«Fratelli, voi sapete che dall'inizio Dio scelse tra voi me, affinché dalla mia bocca gli stranieri udissero la Parola del vangelo e credessero. E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna discriminazione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede...»
oppure anche qui:
Allora Pietro disse: «C'è forse qualcuno che possa negare l'acqua e impedire che siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi?» Atti 10:47
ma ancora più chiaro se vogliamo lo troviamo qui:
Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, esattamente come su di noi al principio. Atti 11:15 .
Ora è chiaro che ci fu una pluralità di fenomeni, e non sono specificati esattamente ogni volta quali fossero, ma io personalmente sono uno di quelli che è convinto che il parlare miracolosamente lingue straniere era ed è anche oggi un segno inequivocabile che siamo di fronte a un'opera di Dio, MA, se non vi è un presente che traduce, non abbiamo dimostrazione di un bel nulla, tutto cade. La pretesa evidenza NON è più evidenza.

Riguardo a 1a Corinzi 14:2 che tu citi, che il PIU' GROSSO CAVALLO DI BATTAGLIA che viene usato/abusato dai pentecostalisti per supportare le genuinità dei loro blateramenti incomprensibili a chiunque, e io aggiungo anche a Dio stesso, è tutta una vostra interpretazione CHE CADE se presa nel contesto in cui viene citata (vale a dire capp. 12,13 e 14 e il contesto più generale è il giusto comportamento nelle assemblee dei santi).
Ma certo che mediante lo spirito dice cose misteriose, perché lo Spirito Santo fa pronunciare a quella persona cose in una lingua che è diversa dalla sua, e nessuno dei presenti lo capisce se non vi è nessuno che conosce quella lingua lì, ma è comunque una VERA lingua CHE PUO' E DEVE ESSERE TRADOTTA, o miracolosamente o naturalmente, pena il TACCIARSI in assemblea, perché Dio è un Dio di ordine e non di confusione, e non darà certo di parlare un blateramento se sicuramente non vi è qualcuno che è in grado di tradurre. Ma come, lo Spirito Santo dà di esprimersi a qualcuno in un modo che poi tutti rimangono incuriositi e interdetti? Se è così vuol dire che non è stato Dio a far parlare a quello, ma è lui che decide di aprir bocca a caso (come in tutte le religioni pagane antiche e anche alcune moderne), magari in buona fede, pensando di lodare Dio "in un modo nuovo non avendo parole adatte", così come ho fatto io per anni.

Quei versetti indirizzati ai Corinti sono la prova del nove per misurare la genuinità del segni e dei doni delle lingue, (1a Corinti 14:10 - Ci sono nel mondo non so quante specie di linguaggi e nessun linguaggio è senza significato) e invece una grossa fetta degli evangelici e cattolici li prendono a pretesto per fare quello che la loro carne vuole. Com'è che tutti in certe assemblee dicono di avere quel dono di lingue? e com'è che nessuno dunque ha il dono dell'interpretazione? Mi pare ci sia un minimo di sperequazione.
Asseriscono di avere ricevuto un miracolo/segno/prodigio da Dio? Bene! Ma dimostratelo però! Altrimenti non vi crederò mai, volete biasimarmi per questo?
La misericordia, la pace e la grazia del Signore nostro Dio sia con tutti noi.
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:02
Prima di tutto non mi hai risposto per quamto riguarda la spiegazione dei due passi che tiho chieta e inoltre la tua spiegazione non è valida affatto, credimi se una persona oggi parlasse in tedesco, inglese, francese io le capirei invece le lingue di oggi non solo non le capisco come lingue articolate ma nemmeno nessun altro da alcun altro paese può comprendere. Tu fai una doimanda anon sei sicuro se alla pentecoste parlassero linguaggi diversi leggiti il passo te lo articola e te lo spiega esattamente cosa accadde. Ascolta io ti ho dato il sito da andare a leggere le mie confutazioni sul soggetto. Io nonmi dilungherò più qui poiché ho già visto con che caosa ho a che vedere e poi accusi me di non volermi smuovere dalle mie convinzioni. Non non mi smuovo perché vedo come anche tu come hai accusato Standerigìdge di fare immetti le tue opinioni personali nel testo di Scrittura e non fiai esegesi. Inoltre, per forza Paolo dice che parli a Dio, ma scusa lo intendi il contsto di 1 Corinzi 14 o è così soggettivo per provare il tuo punto? Per forza parli a Dio, leggilo per bene quello che dice, se profetizzi nella lingua di tutti parli agli uomini, se parli con un linguaggio che può solo essere valido se interpretato e non lo è allora parli a Dio perché Lui è l'unico che ti può capire in quel frangente se non vi è un interprete o una persona che può essere edificato da ciò che uno dice in lingue se capisce quel lingaggio. Scusa ma tu pensi che Paolo abbia scritto

1 Corinzi 14:7-11 E ora, fratelli, supponiamo che io venga da voi parlando con il dono delle lingue; in che cosa potrei esservi utile, se non vi parlassi in rivelazione o in scienza o in profezia o in dottrina? 7 È quanto accade per gli oggetti inanimati che emettono un suono, come il flauto o la cetra; se non si distinguono con chiarezza i suoni, come si potrà distinguere ciò che si suona col flauto da ciò che si suona con la cetra? 8 E se la tromba emette un suono confuso, chi si preparerà al combattimento? 9 Così anche voi, se non pronunziate parole chiare con la lingua, come si potrà comprendere ciò che andate dicendo? Parlerete al vento! 10 Nel mondo vi sono chissà quante varietà di lingue e nulla è senza un proprio linguaggio; 11 ma se io non conosco il valore del suono, sono come uno straniero per colui che mi parla, e chi mi parla sarà uno straniero per me.

Acolta leggila bene la Scrittura e tutta e vedrai che comincerai a vedere dove errate su queste cose.

Ancora una volta Paolo ti risponde non io se lo vuoi accettare ma non credo. Paoilo sta parlando di linguaggi umani non lingue angeliche o strane versetto 10-11 per favore rimanete nell'intero contesto quando cercate di interpretare e non prendere versetti qua e la ed attacarli insieme per far prevaricare le vostre opinioni o state riscrivendo la Bibbia per caso?

sì c'è bisogno di un inteprtete delle lingue perché non ostante sia la lingua gli altri non la intendono e anchee il dono di interpretazione è miracoloso, Scusa se una persona parla miracolosamente una lingua che non ha mai parlato o studiato e un'altra che non ha mai parlato o studiato la intepreta a te non ti sembra miracolosa questa cosa? Ma dai sii onesto con te stesso lo vedi che cerchi di spingere le tua opinione nella Scrittura, ti assicuro se smetti ti renderai conto dei tuoi errori

Ascolta leggi l'informazione nel mio sito c'è quasi tutto punto per punto ed in gran dettaglio se ti interessa leggila per bene e per intero ed nell'ordine in cui è scritto.

Io non ho il tempo materiale per poter spendere a discutere queste cose qui è per questo che ho fatto il sito.

Pace e che Dio ti benedica e ti aiuti a meglio comorendere la Sua parola innazitutto e vedere gli errori di molti oggi. Il dono delle lingue è Biblico nessuno lo nega, è esistito, nessuno lo nega, erano linguaggi del mondo come lo dovrebbero essere oggi e molti negano questo fatto oggi per giustificare le loro esperienze che non sono il vero dono.

Io credo nel VERO DONO DELLE LINGUE quello Biblico quindi non è abbastanza convincermi che la Bibbia conferma che le lingue si parlavano ma è il fatto che nessuno per ora con la Scrittura in mano è riuscito a farmi vedere che lo strano linguaggio parlato oggi è lo stesso dono di Pentecoste, di Atti 2. 8.10 e19 e il dono di cui parla Paolo.

Dio ti benedica e ti auiti
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:11
PS Invece di prender brani qua e la mi fai una esegesi in dettaglio, studio espositorio di tutto il capitolo 14 di 1 Corinzi versetto per versetto e contestuale senza uscire dal contesto. Inoltre spiegami esattamente cosa volesse dire Paolo come ti ho chiesto previamente in 1 Corinzi 14:20-22 e spiegami perché Paolo dice qerllo che dice in 1 Corinzi 14:27-40 e spiegaimi perché nelle chiese no si osservano i comandamenti di Dio a scapito di voler dimotrare per forza che is è riempiti si Spirito? E' lecito secondo te peccare per dimostrare di essere spirituali?
Commento da Marco Caiani su 25 Luglio 2010 a 10:14
Anche se il dono fosse vero va bene peccare per esercitarlo allora? Ti rendi ?onto con che sia ha a che vedere? E tu pensi che Dio sia contento di tutto questo? Beati voi,
Commento da Antonio Capasso su 25 Luglio 2010 a 19:47
Fratello Pierluigi, ti scrivo quello che dice Giovanni Luzzi, , in riferimento a quello che avvenne a pentecoste. Ti ricordo che Luzzi non era un pentecostale: come dunque li udiamo noi parlare ciascuno nel nostro proprio linguaggio?>> esclamano gli accorsi al suono dal cielo, e fanno l'enumerazione di quindici paesi o popoli per costatare che codesti galilei parlano in quindici lingue differenti. Che s'ha da dire? che ciascuno dei forestieri ha parlato a nome di tutti? che ognuno in cotesto tumulto ha avuto conoscenza della presenza simultanea di quindici nazionalità differenti? che ciascuno, mentre udiva parlare la sua lingua materna, riconosceva al tempo stesso e distintamente le altre quattordici lingue? e i discepoli come parlavano essi? tutti assieme, o uno alla volta? se tutti assieme, come si faceva a capire quel che dicevano? e se uno alla volta, come potevano essi fare l'impressione di gente ubriaca su parte degli astanti? e non basta. il dono delle lingue (secondo l’idea tradizionale) sarebbe stato comunicato a gli apostoli per evangelizzare tutte le nazioni. Ma come mai i discepoli parlano in lingue>> prima che arrivi sul luogo l’ombra di un forestiero? (v.4). A un discorso di Pietro, tremila persone si fanno battezzare e si decidono per Cristo; che diremo noi? che Pietro parlò loro successiva mente in quindici lingue? o che i tremila capirono miracolosamente quindici lingue mentre Pietro non ne parlava che una sola?Ma poi; tutti gli astanti non erano essi tutti quanti dei giudei? indigeni o pellegrini che fossero, non sapevano essi tutti il greco e l’aramaico, le due lingue che si parlavano da un capo all'altro dell'anno di Gerusalemme; le due lingue allora usate nel mondo giudaico? Dove quindi la necessità di queste lingue diverse>> nel senso tradizionale? Da tutti questi punti interrogativi il lettore può farsi una idea della difficoltà della questione. Ma come si spiega dunque, si domanderà, questo fenomeno pentecostale?...>>
Il Luzzi continua nel suo commento citando una serie di interpretazioni che si sono avute nel tempo, per sposare poi quella detta conciliatrice. Ecco cosa dice: La scuola conciliatrice avvicina il racconto del fenomeno pentecostale ad altri passi ove riappare il parlare in lingue; vale a dire: 1°) la visita di Pietro a Cornelio (10:44,47); 2°) il secondo battesimo dei 12 discepoli ad Efeso (19:6); 3°) i doni particolari accordati alla chiesa di Corinto (1Cor 12:10/ 14: 5, 13, 14, 18, 19,27). Poi nota il carattere specialissimo della glossolalia nel caso della chiesa di Corinto. Quivi ,ella consiste soprattutto, se non esclusivamente, in discorsi, in canti, in preghiere pronunciati in uno stato estatico e con dei termini che non sono immediatamente intesi dalla grande maggioranza degli astanti. Questo, sebbene molto meno pronunziato, sembra essere stato anche il carattere del fenomeno avvenuto nel caso di Cornelio e dei discepoli a Efeso. Ed è quello che deve essere successo anche nel giorno della Pentecoste.. la tradizione avrà poi più tardi ornato questa prima apparizione della glossolalia con qualche aggiunta, con qualche tratto straordinario; ma in fondo, il parlare in lingua >> di Gerusalemme e quello di Corinto sono sostanzialmente la medesima cosa. Concludiamo con le parole del prof. F. Godet (Comm. Sulla 1° ai Cor. pag. 321) : Io non so vedere nel dono delle lingue, che l’espressione, in un linguaggio spontaneamente creato dallo Spirito Santo, di nuove intuizioni e di profonde e vive emozioni dell’anima umana … Alla Pentecoste, ove questo linguaggio si manifestò nella sua forma più distinta, ogni uditore ben disposto, per un processo analogo a quello che creava gli interpreti a Corinto, lo capì subito e potè tradurlo immediatamente, in modo che credeva di udire la sua propria lingua>>.
Vedi fratello Pierluigi, come ho detto a te nella mia prima risposta, la Pentecoste ha un suo aspetto unico e anche ripetibile. Unico, perché alla pentecoste si verificarono fenomeni che dopo non troviamo più, come il vento, il fuoco ( anche se questi saranno presenti in forma spirituale e non udibili e visibili), e la comprensione da parte dei ascoltatori delle cose dette in altre lingue pur non essendoci un interprete. Ripetibile, perché coloro che riceveranno questo dono parleranno in altre lingue come avvenne alla Pentecoste (Atti 10 e 19).
Per quel che riguarda il parlare in lingua durante un assemblea pubblica, Paolo esorta a parlare in modo pubblico in altre lingue solo se c'è che interpreta, viceversa dice di tacere in assemblea, ma non dice di non parlare in altre lingue, infatti aggiunge : parlino a se stessi e a Dio>> cioè, parlino in altre lingue ma in modo privato. Ultima riflessione, le lingue non sono date solo affinché siano tradotte, ma anche per l'edificazione personale : >. Certo che in chiesa, in modo pubblico, come dice Paolo e meglio dire 5 parole intellegibili che diecimila in altre lingue. Gli sbagli che alle volte avvengono in alcune chiese che non gestiscono al meglio, secondo le Scritture il dono di Dio, non invalida le verità della parola di Dio
Con affetto… Dio ti benedica

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